Premetto che quando mi avvicino ad una montagna il mio scopo non è quello di cercare la prestazione estrema o i miei limiti, ma ciò non toglie che a volte nel compiere un'ascensione ci si può trovare in situazioni più o meno pericolose.
E comunque bisogna mettere in conto che, se si vuole fare dell'escursionismo il proprio hobby, qualche infortunio può capitare...sempre sperando di procurarsi al massimo qualche sbucciatura.
A me ne sono capitati due e sono i seguenti...
Il primo, in una giornata di metà dicembre ho deciso di salire sul pizzo d'Eus...ma avrei dovuto fare i conti con il freddo che ha ghiacciato tutti i vari ruscelli che tagliano i sentieri, infatti dopo circa 20 minuti il sentiero davanti a me era completamente ghiacciato per circa 10 metri, allora ho deciso di aggirare la lastra dal basso lasciando il sentiero poco prima per poi risalire, ma è proprio durante la risalita su di una scarpata che un ramo al quale mi ero aggrappato ha ceduto facendomi scivolare tra la roccia e il ghiaccio...una caduta non lunghissima, ma in quei momenti mi è sembrata interminabile...
Stà di fatto che la mia caduta al massimo sarebbe potuta proseguire sino al fondo valle...e proprio in quel punto la natura aveva creato un "bel" pozzo d'acqua...forse l'aggettivo bello sarebbe più azzeccato ad una calda domenica estiva...ma siamo in pieno inverno...e tutto attorno a me è ghiacciato!!! Queste sono le uniche cose che sono riescito a pensare prima di sentire il mio corpo che si immergeva completamente in quello specchio d'acqua...che sensazione...il respiro sembra fermarsi...asieme alle braccia, e l'unica cosa che ho pensato è stato solo quello di uscire il più presto possibile da quella situazione!!!

e questo sono io bagnato fradicio...giusto il tempo per una foto ricordo, e poi via subito per il ritorno...prima di congelarsi...La seconda cauta è quella che mi ha fatto più male, sia nel fisico che nello spirito...
Con mio fratello volevamo salire sul Gaggio...teleferica sino a Mornera e poi a piedi passando dalla capanna Albagno.
Fino a che il sentiero è rivolto verso sud tutto bene, perchè il sole ha già sciolto quasi completamente la neve...ma il problema arriva quando seguendo il sentiero si cambia costa e fino ad arrivare alla capanna la neve è ancora molta...giustamente essendo inizio marzo...ma quello che forse non avevamo calcolato era che la neve rimasta era molto dura e in alcuni tratti ghiacciata visto il freddo che faceva ancora in quota.
Cautamente procediamo...ricordo ancora che pochi metri prima di cadere ho detto a mio fratello di prestare attenzione a dove metteva i piedi, perchè una caduta da li avrebbe potuto farci arrivare sino al fondo valle visto la pendenza del pendio che stavamo attraversando.
Continuando a camminare tutto ad una tratto mi accorgo che la superfice sulla quale avevo appoggiato gli ultimi passi non aveva più presa e in un attimo sono finito sdraiato sulla neve ghiacciata, e neppure il tempo di riprendermi dalla banale caduta che ho cominciato a prendere velocità...giù verso il fondo valle...
In quei momenti ricordo che la mia unica preoccupazione era quella di non picchiare la testa sulle tante rocce che affioravano dalla neve...tenendo le braccia avanti...e proprio le rocce sono state la mia fortuna, e hanno fermato la mia discesa causandomi qualche spellatura alle braccia e alla gamba...

